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L'Europa nel XXI secolo: i lavori della Convenzione

Discorso pronunciato a Palazzo Giustiniani dal Presidente della Convenzione Europea Valéry Giscard d'Estaing

Mercoledì 30 ottobre 2002, ore 18

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Signor Presidente del Senato,
Signore e Signori Ministri,
Onorevoli Senatori e Deputati,
Eccellenze,
Signore e Signori,

Ho l'onore ed il piacere di esprimermi oggi dinanzi a voi su un tema che è al centro del dibattito politico contemporaneo del nostro continente, e che costituisce l'oggetto della missione nella quale, insieme ai miei colleghi della Convenzione, sono totalmente impegnato.

Considero infatti un grande privilegio avere l'occasione di illustrare le mie riflessioni e l'andamento dei lavori della Convenzione nella capitale di uno dei paesi fondatori dell'Unione Europea, non lontano dal Campidoglio e dal Senato romano, in questa città che dà il suo nome al Trattato della Comunità Europea, ancora oggi il Trattato fondamentale sulla base del quale si svolgono i nostri lavori. Parlare dell'Unione Europea a Roma rappresenta quindi un ritorno alle origini in senso politico, ma per quanto mi riguarda si tratta anche di un pellegrinaggio "personale" verso le mie radici, dato che - come forse ignoravate finora - ho un'antenata italiana che mi ha ispirato l'amore per l'Italia, la sua bellezza, la sua cultura.

Le Comunità europee hanno rappresentato un'impresa storica, che ha profondamente modificato il paesaggio politico dell'Europa.

Tale impresa ha assicurato la pace, la stabilità e la crescita economica, in società organizzate attorno ai valori della democrazia, della dignità umana, della coesione sociale.

Le Comunità hanno costituito un polo di attrazione per un numero sempre più importante di Stati, che sono venuti ad aggiungersi ai paesi fondatori non soltanto per perseguire gli obiettivi originali, ma per tentare di andare oltre, verso la progressiva realizzazione di un'Unione politica. E' cosí che negli anni '90 è nata a Maastricht l'Unione Europea, in seguito rafforzata ad Amsterdam. Essa ha definito un quadro che consente oggi ai paesi membri di presentarsi sulla scena internazionale come un insieme, come un'entità europea. E' bensì vero, come molti osservano talvolta con amarezza, che ciò si verifica soltanto ad intermittenze, che il "riflesso europeo", consistente nel concertarsi prima di rilasciare una dichiarazione o di agire, è molto spesso assente, ma le basi da cui muovere sono comunque state poste. Ora dobbiamo proseguire.

L'allargamento dell'Unione Europea ai paesi dell'Europa centrale e orientale costituisce la seconda impresa storica di quest'epoca: essa consentirà, dopo l'accordo appena conseguito a Bruxelles, di riunificare pressoché l'intero nostro continente europeo.

Fino a pochi anni fa sarebbe apparso un atto visionario; oggi invece viene percepito come un'evoluzione naturale, di cui dimentichiamo a volte di misurare la portata straordinaria, senza dubbio perché la storia della Comunità dapprima e dell'Unione poi ci ha abituati ad un approccio di apertura e di solidarietà.

L'allargamento che l'Unione è in procinto di realizzare è di proporzioni tali da imporre un riesame approfondito dei meccanismi europei.

Allo stesso tempo, l'organizzazione del nostro continente si situa in una nuova situazione politica ed economica a livello planetario, caratterizzata dalla globalizzazione, ma anche dalla nascita di nuove potenze, dall'individuazione di nuove priorità sociali e ambientali e dall'emergere di nuove minacce. I nostri cittadini si attendono oramai che l'Unione europea agisca in settori che trascendono le ambizioni e le competenze originarie del Trattato di Roma. Jean Monnet aveva saputo anticipare questi nuovi orizzonti, sostenendo che avrebbero richiesto un nuovo approccio nella costruzione europea. I nostri cittadini chiedono inoltre all'Unione di agire meglio, in manieraa più efficace ma al contempo più trasparente e più democratica. Semplicità, trasparenza e democrazia, sono queste le attese di coloro che definirei i Nuovi Europei.

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La Convenzione

L'Unione varcherà presto una tappa importante della sua storia. Dobbiamo ripensare, riadattare e in parte reinventare il sistema attuale, per proporre un' Europa nuova, un'Europa del XXI secolo, proiettata verso l'avvenire.

È questa la missione della Convenzione.

La convocazione di questa Convenzione e la sua composizione, che comprende, affianco ai rappresentanti dei Governi e della Commissione (come nel caso delle conferenze intergovernative che negoziano i trattati), i rappresentanti del Parlamento Europeo e dei parlamenti nazionali nonché quelli dei paesi candidati, costituiscono di per sè una notevole innovazione.

La Convenzione (dal latino “cum venire”) rappresenta un nuovo metodo, che riflette lo stato di integrazione già conseguito e risponde alla richiesta di maggiore trasparenza e di più ampia partecipazione. Le sue riflessioni in seduta plenaria si svolgono in pubblico.

Il contatto con la società civile ha conosciuto una fase di grande intensità con la sessione appositamente dedicata all'ascolto di quest'ultima. Si sviluppa costantemente attraverso il "Forum", al quale possono partecipare tutte le associazioni e le organizzazioni rappresentative della società civile (il numero di contributi sinora versati è impressionante).

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Metodo

Qual è il metodo di lavoro adottato dalla Convenzione?
Esso si articola in tre fasi:

  • la fase di ascolto, che alcuni hanno giudicato inutile, ma che è stata fondamentale per sottolineare il carattere innovativo della Convenzione e uscire dal consueto circuito interno alle istituzioni europee, spesso percepito come chiuso; essa è stata altresì necessaria affinché i Convenzionali di differenti origini politiche e geografiche acquisissero un linguaggio ed una comprensione comuni, nonché "lo spirito della convenzione", come è ormai il caso;
  • la fase di esame, iniziata a settembre e nel corso della quale dieci gruppi di lavoro, che approfondiscono temi specifici individuati nel corso della fase di ascolto, riferiscono alla Convenzione; tale fase continuerà sino a dicembre;
  • infine la fase propositiva, nel corso della quale affronteremo la stesura dei testi, e le questioni istituzionali.

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Prime indicazioni

Le prime indicazioni emerse dal dibattito sviluppatosi nelle sedute plenarie della Convenzione in merito alle raccomandazioni dei primi gruppi di lavoro appaiono fondamentali per l'elaborazione del nostro prodotto finale.

  • La prima indicazione è che occorre prevedere un forte coinvolgimento dei Parlamenti nazionali nel processo europeo:
  • I parlamenti nazionali dovrebbero essere coinvolti nel nuovo meccanismo di controllo del principio di sussidiarietà. Tale principio assicura che l'Unione agisce soltanto allorché il livello europeo è il livello più appropriato per trattare il problema in questione. Ciò costituirebbe un'innovazione fondamentale che associerebbe, per la prima volta, i Parlamenti nazionali al processo legislativo europeo.
  • È importante che l'azione dell'Unione sia ancorata al tessuto politico nazionale. In un'Unione che si comporrà ben presto di 25 Stati membri, con circa 450 milioni di abitanti, è importante garantire ai cittadini che l'azione politica venga esercitata al livello più appropriato e che le autorità nazionali, regionali e locali svolgano il ruolo che compete loro conformemente alla Costituzione di ogni singolo Stato. L'integrazione europea esclude dunque, grazie al principio di sussidiarietà, un'organizzazione del potere troppo distante ed eccessivamente centralizzata.
  • Alcune disposizioni riguardanti la trasmissione diretta delle proposte della Commissione ai Parlamenti nazionali e le scadenze che il Consiglio deve rispettare prima di deliberare dovrebbero garantire ai Parlamenti nazionali la possibilità di esercitare efficacemente la loro funzione di controllo dei rispettivi esecutivi nazionali, che siedono al Consiglio;
  • dovrebbe essere rafforzata la rete di scambio di informazioni e di cooperazione tra i Parlamenti nazionali;
  • dovrebbe essere esplorata la possibilità di istiture un forum, che ho chiamato "Congresso dei popoli d'Europa", in seno al quale i membri dei Parlamenti nazionali e i parlamentari europei potrebbero dibattere insieme degli orientamenti politici e delle strategie a lungo termine dell'Unione e si vedrebbero conferire talune attribuzioni in merito all'evoluzione futura dell'Unione (modifica della Costituzione, futuro allargamento), salvo competenze di natura legislativa, che continuerebbero ad essere riservate al Parlamento Europeo.
  • L'altra indicazione che emerge dalle nostre discussioni e dai lavori del Vice Presidente Amato, del quale conoscete la competenza e l'abilità, è che occorre dotare l'Unione di personalità giuridica e che questa personalità giuridica deve essere unica. Questa raccomandazione ci conduce direttamente alla fusione e alla semplificazione dei trattati, obiettivo che costituisce uno dei compiti fondamentali affidati alla Convenzione dalla dichiarazione di Laeken.
  • Nell'ambito di questo Trattato unico occorrerà procedere altresì alla riduzione del numero e alla semplificazione degli strumenti e delle procedure.

Potrebbe sembrare una questione meramente tecnica; ma non lo è! In quanto da questo necessario esercizio di semplificazione scaturiranno una struttura ed un modello decisionale molto più accessibili e comprensibili per i cittadini e per gli interlocutori delle istituzioni europee.

La semplificazione dei trattati ci porta verso un nuovo trattato unico che sostituirebbe i testi precedenti. Quale sarà la natura di quest'Unione rinnovata? Dovrebbe trattarsi a mio avviso di una "Unione di Stati europei, che coordinano strettamente le loro politiche a livello europeo, e gestiscono, sul modello federale, talune competenze comuni". Sono anni che rifletto a questa definizione! Non pretendo che sia perfetta, ma qualora ne venissero proposte altre chiedo che siano altrettanto concise e comprensibili.

Come si chiamerà quest'Unione rinnovata? Abbiamo, mi sembra, la scelta fra quattro possibili denominazioni:

  • Comunità europea,
  • Unione europea,
  • Europa unita,
  • Stati Uniti d'Europa.

La questione non è senza importanza, in quanto il nome ha una forza simbolica che consente a ciascun cittadino di individuare la natura e le ambizioni del progetto europeo. Aspetteremo di conoscere la preferenza che esprimeranno i nostri concittadini, ma vi svelo la mia, nell'atmosfera intima del Senato che ci accoglie: "Europa unita", poiché il sostantivo è il nome del nostro continente e l'aggettivo che lo qualifica indicherebbe che la missione può essere realizzata!

Nello stesso spirito potremmo anche riflettere sul motto dell'Unione; cosa ne pensate di "libertà, giustizia, solidarietà"? Sono i valori dell'Unione: perché non proclamarli solennemente, con forza e decisione, in quanto valori in cui tutti gli europei si riconoscono?
Abbiamo già una bandiera ed un inno europeo. So quanto siano cari al Presidente Ciampi la bandiera e l'inno nazionale italiano. Condivido profondamente questi sentimenti, ma credo, come nel caso del Presidente Ciampi, che ciascun cittadino europeo dovrebbe poter essere fiero di essere italiano (o francese o irlandese o polacco) e al contempo europeo. Ciò non indicherebbe una gerarchia di preferenze, bensì l'esercizio di una duplice preferenza, giacché, così come i nostri dirigenti devono ancora acquisire il "riflesso europeo", è nostro compito contribuire alla nascita di un patriottismo europeo. Mi considero io stesso un franco-europeo, e mi sforzo di comportarmi di conseguenza!

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Il trattato costituzionale

Perché attribuire tanta importanza a questi simboli? Perché la gente li ritiene importanti, perché costituiscono per i popoli e per i governi dei mezzi per appropriarsi di un bene o di un valore. Occorre che i nostri popoli e i nostri governi abbiano la sensazione che l'Unione è loro, appartiene loro, e non è qualcosa di artificioso e distante.

E' questa la ragione per cui noi, membri della Convenzione, siamo determinati a creare questa nuova Unione europea in forma costituente.
E' questa la ragione per cui stiamo lavorando ad un trattato costituzionale.

Due giorni fa ho presentato alla Convenzione, con il sostegno del Praesidium, un progetto preliminare di trattato. Per il momento si tratta unicamente di una struttura che indica dove ciascuno dei suoi articoli dovrà essere collocato, ma alcuni elementi sono già chiaramente definiti:

  • si tratterà di un Trattato Costituzionale
  • questo Trattato sarà unico, ma si articolerà in tre parti: la prima conterrà l'architettura costituzionale; la seconda riguarderà le politiche dell'Unione e la loro attuazione; la terza le clausole finali e di continuità giuridica.
  • La prima parte, che riprende le disposizioni fondamentali deve essere chiara e incisiva; definire, in modo accessibile a tutti, liceali e giovani studenti, lavoratori di tutte le età e di tutti gli ambienti, le basi e il funzionamento dell'Unione. Questa parte definirà:
  • che cos'è l'Unione (definizione e natura giuridica);
  • le ragioni per cui gli Stati Membri hanno deciso di unirsi (valori e obiettivi);
  • che cosa significa essere cittadino dell'Unione e quali sono i diritti fondamentali e i doveri dei cittadini dell'Unione;
  • quali sono le competenze dell'Unione: verrà qui specificato che l'Unione ha unicamente le competenze che le sono attribuite. I principi di sussidiarietà di cui ho appena parlato e di proporzionalità saranno enunciati in maniera chiara;
  • l'elenco delle Istituzioni dell'Unione e la loro struttura;
  • l'attuazione dell'azione dell'Unione;
  • i principi della vita democratica dell'Unione;
  • il concetto che l'Unione è aperta a tutti gli Stati europei che rispettano i suoi valori e i suoi diritti fondamentali e che si impegnano ad accettarne le regole;
  • La seconda parte del trattato riprenderebbe numerose clausole dei trattati attuali. La dichiarazione di Laeken ci invita a riesaminare il sistema istituzionale, ovvero costituzionale, dell'Unione, ma non è il nostro ruolo pronunciarci sul contenuto delle politiche. Questo ruolo spetta alle Istituzioni dell'Unione. Nell'ambito di questa seconda parte, per gli articoli che riguardano le politiche dell'Unione, proporremo pertanto solo le modifiche che risulteranno dal nostro lavoro sulla prima parte in materia di semplificazione, precisazione delle competenze e trasparenza.

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Le questioni istituzionali

Questa struttura del Progetto costituzionale si arricchirà progressivamente, con l'aggiunta degli elementi che si delineeranno dalle discussioni sulle proposte dei nostri gruppi di lavoro. È così che potremo passare alla terza fase dei lavori, la fase propositiva durante la quale ci accingeremo alla redazione dei testi e affronteremo le questioni istituzionali.

Si tratterà di assicurare al contempo la massima efficacia nell'attuazione della missione europea e una legittimità democratica più visibile. Dovremo impegnarci a tenere conto dell'effetto del numero (da 6 a 25 o 27) su ciascuna delle Istituzioni europee. E' un compito arduo, ingrato, ma indispensabile, e l'opinione pubblica ne è consapevole. Giacché, senza un ridimensionamento ragionevole delle istanze di deliberazione e di decisione, queste ultime non saranno in grado di deliberare e decidere in condizioni soddisfacenti in termini di rapidità, efficacia e trasparenza!
E' un tema difficile, e ingrato, e questo spiega perché nessuno abbia osato affrontarlo fino ad ora!
Dovremo stabilire modalità di deliberazione e di decisione che siano democratiche, rispettose dell'uguaglianza dei cittadini e dell'uguaglianza dei diritti degli Stati, che portino all'azione e non all'inerzia. Occorrerà inoltre definire chi rappresenterà l'Unione nel mondo.

Sarà più agevole risolvere tutte queste questioni non appena avremo terminato i lavori in corso, in quanto esiste un nesso evidente tra, da un lato, le competenze e le missioni e, dall'altro, l'architettura costituzionale.

L'Unione avrà una struttura istituzionale unica. Questa impostazione è oggetto di largo consenso. Le tre grandi istituzioni - Parlamento europeo, Consiglio e Commissione - che formano il triangolo istituzionale, hanno ciascuna un ruolo da svolgere. Tuttavia le loro rispettive responsabilità variano in funzione dei settori di attività e della misura in cui vi è attribuzione di competenze all'Unione. Non ci possono essere schemi unici applicabili in modo uniforme. L'introduzione dell'euro ha contrassegnato, all'inizio di quest'anno, il compimento dell'Europa fondatrice, quella del primo Trattato di Roma. Le nuove politiche (la politica estera e di difesa, la politica di giustizia e di sicurezza interna) sono legate a ciò che costituiva l'essenza stessa della nostra concezione dello Stato. Occorre quindi, nel secondo Trattato di Roma, e nel quadro di un sistema istituzionale unico, prevedere procedure appropriate che consentano di tener conto della natura di queste politiche, sviluppando al contempo convergenze che contribuiranno ad accrescere la forza e il peso dell'azione dell'Europa.

Per far sì che il nostro triangolo istituzionale funzioni correttamente, occorre rafforzare ciascuna istituzione:

  • senza una Commissione indipendente e collegiale, in grado di individuare, in uno spirito europeo, l'interesse generale e di presentare proposte, il Consiglio non sarebbe in grado di esercitare la propria funzione
  • il Consiglio deve rafforzare la propria funzione di istituzione europea in cui i rappresentanti degli Stati Membri non discutono in seno ad una conferenza intergovernativa permanente, ma infondono l'impulso degli Stati all'azione europea
  • occorre attribuire al Parlamento Europeo un ruolo di pieno colegislatore, estendendo la procedura di codecisione.

Occorre ristabilire, in questo triangolo istituzionale, uno spirito di fiducia e di cooperazione, unitamente alla consapevolezza che occorre operare insieme per garantire la migliore difesa degli interessi dei cittadini e l'efficacia dell'Unione.

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Le nuove missioni

Il potenziamento del sistema istituzionale deve consentire alla nuova Unione di rafforzare il mercato unico, lo spazio senza frontiere interne che è stato creato, ma soprattutto di rispondere alle nuove preoccupazioni e alle nuove ambizioni dei cittadini europei.

I nostri concittadini ci chiedono che l'Unione possa svolgere sulla scena internazionale un ruolo politico all'altezza della sua importanza economica, che si prefigga la salvaguardia dei suoi valori e dei suoi interessi, esprima il suo atteggiamento di tolleranza e di rispetto assoluto del diritto internazionale, contribuisca al mantenimento della pace e della stabilità nel mondo.

Le autorità e i cittadini di altre parti del mondo, soprattutto delle regioni in situazioni di crisi, guardano all'Europa e attendono che essa eserciti le proprie responsabilità impegnandosi nella prevenzione e nella risoluzione pacifica dei conflitti. L'Europa deve essere presente; deve essere in grado di prendere posizione; deve essere in grado, se necessario, di agire.

Per far questo occorre che gli Stati Membri siano solidali, sviluppino il "riflesso europeo", siano in grado di definire una linea comune e di attenervisi.

Il compito della Convenzione è di definire i meccanismi istituzionali che agevoleranno questo processo. Ritengo che dovremo proporre di creare un vero e proprio ministro degli Affari Esteri europeo promuovendo il ruolo dell'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, il quale svolge perfettamente i suoi compiti attuali. Questo ministro presiederà il Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri, disporrà di un margine di iniziativa e, ne sono certo, nell'esprimere la posizione dell'Unione, darà l'immagine di un'Europa forte, responsabile e solidale.

Si sta delineando un ampio consenso a favore di un'Unione più efficace e più presente in materia di difesa. Colpisce la constatazione che non disponiamo oggi dei mezzi necessari per agire congiuntamente e efficacemente. La diplomazia può agire ed essere ascoltata solo se dispone, come ultimo ricorso, di capacità militari credibili.

E' per questa ragione che ci dobbiamo impegnare verso una cooperazione reale in questo settore. Questa cooperazione nel settore della difesa ci permetterà di sviluppare una tradizione di solidarietà che contribuirà anch'essa a dare ai nostri cittadini il senso di appartenenza ad una entità comune.

In questo quadro merita di essere esaminata la possibilità di istituire un Segretario Generale alla difesa dell'Unione. Veglierebbe al coordinamento delle politiche nazionali e sarebbe in condizioni di dare gli impulsi indispensabili.

Anche l'istituzione di una Agenzia europea per gli armamenti e la ricerca tecnologica dovrebbe essere presa in considerazione. Nel settore degli armamenti e della tecnologia l'Unione accusa talvolta un serio ritardo che non potrà essere colmato se non attraverso sforzi congiunti di ciascuno. Si tratta di un settore dove esiste una forte sinergia, dove le azioni intraprese congiuntamente a livello europeo offrono un valore aggiunto. Forse ci si potrebbe ispirare, anche nel settore della difesa, ai criteri di convergenza che hanno consentito l'introduzione della nostra moneta comune, l'euro. Si tratterebbe di un mezzo efficace per rimediare alle disparità attualmente esistenti tra Stati Membri riguardo al loro impegno in materia di difesa.

I nostri concittadini ci chiedono inoltre di agire a livello europeo per garantire una migliore regolamentazione dei flussi migratori, in particolare quelli provenienti da aree di crisi, e la prevenzione dell'immigrazione clandestina. Anche questo è un settore in cui dobbiamo proseguire la nostra riflessione per accertare se sia possibile dotare l'Unione di strumenti più efficaci.

Più in generale, i cittadini europei provenienti da tutti i paesi, e quindi anche quelli dei futuri Stati Membri, aspirano a più libertà, più sicurezza e giustizia. Vengono nutrite profonde aspettative che non dovranno andare deluse. Le nostre ambizioni devono essere di alto livello.

Il settore che si soleva definire degli Affari Interni e della Giustizia ha certamente registrato progressi dalla sua creazione a Maastricht e quindi ad Amsterdam. Tuttavia spesso le decisioni assunte restano senza applicazione pratica. Solo due delle tredici convenzioni firmate sono a tutt'oggi entrate in vigore. Il programma ambizioso adottato dal Consiglio Europeo di Tampere nel 1999 è stato attuato solo in parte.

La Convenzione dovrà presentare proposte che consentano di accrescere l'efficacia del sistema sia sotto il profilo legislativo che sotto quello operativo. Per quanto concerne il primo punto, sarà opportuno interrogarsi sugli strumenti giuridici più efficaci e sui mezzi per superare il potenziale stallo derivante dalla regola dell'unanimità in un'Europa a 25.

Sul piano operativo dovremo indubbiamente ricorrere a soluzioni immaginative al fine di coordinare le attività delle forze di polizia degli Stati membri e di Europol. Perché, inoltre, non prevedere la creazione di un Procuratore dell'Unione europea che potrebbe rendere più efficace la lotta alla criminalità organizzata transfrontaliera?

Ho sottolineato l'importanza di fondare le relazioni tra gli Stati Membri sui principi della solidarietà e della coesione. Vorrei altresì sottolineare che il trattato costituzionale garantirà il rispetto delle identità nonché delle culture nazionali e locali.

La nuova Unione, che avrà una più forte legittimità grazie alla sua costituzione, deriverà la sua forza e la sua originalità dalla sua pluralità. Trarrà la sua efficienza dal riconoscimento da parte di tutti che la solidarietà è un valore che deve prevalere sull'isolazionismo, e che corrisponde meglio al ruolo dell'Europa nel mondo e nella storia.

Dobbiamo lavorare insieme in due direzioni:

  • in primo luogo, consentire che venga rafforzato o sostenuto il "riflesso europeo" nella classe dirigente. Un tempo questo riflesso esisteva – posso testimoniarlo – quando gli Stati Membri erano indubbiamente meno diversi di quanto lo siano oggigiorno, e di quanto lo saranno in futuro.
    Osserviamo ogni giorno le conseguenze di questa perdita di "priorità europea" da parte dei dirigenti europei. Ciò è particolarmente dannoso in materia di politica internazionale. Dobbiamo dunque dotarci di nuovi strumenti o istituzioni che consentano di ritrovare ciò che esisteva quasi naturalmente in passato, e di impegnarci in maniera forte e durevole a favore della convergenza delle politiche estere dei paesi membri;
  • in seguito far vivere "il nuovo patriottismo europeo" presso i cittadini. L'appartenenza all'Unione europea deve essere ancorata in un certo numero di simboli quotidiani, come avviene già per la moneta, che testimonieranno la volontà di vivere insieme. In tal modo il progetto europeo riguarderà ciascun cittadino.

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Il nuovo trattato di Roma

Ecco gli elementi essenziali che vedo nel nostro progetto di Trattato Costituzionale. Sono certo che la convenzione giungerà a un testo chiaro che fornirà una base efficace per una conferenza intergovernativa che si svolgerà sotto la Presidenza italiana.
Auspico che sia breve e di alto livello, vale a livello di alti responsabili, quelli che sono portatori dell'avvenire dell'Unione Europea.

Il mio auspicio è che la Conferenza si concluda qui a Roma.

Il secondo Trattato di Roma, il Trattato dell'Unione rinnovata, la Costituzione dell'Europa risponderà come un'eco al sogno elaborato dai padri fondatori, in questa stessa città, cinquanta anni fa.

Il sogno è sempre lo stesso. Ma la piccola Europa è divenuta la grande Europa. L'ambizione iniziale di realizzare un mercato comune si estende a dei nuovi settori: le relazioni internazionali, la difesa comune dell'Europa, e la creazione di uno spazio europeo di sicurezza e giustizia.

Possa il latte della lupa romana, dallo sguardo obliquo, che ha nutrito l'immaginazione creatrice dei nostri grandi predecessori, darci la forza di condurre fino in fondo, col vostro aiuto, il nostro progetto di una Costituzione democratica e moderna per l'Europa!


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