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Home :: Materiali :: Convenzione europea L'Europa nel XXI secolo: i lavori della ConvenzioneDiscorso pronunciato a Palazzo Giustiniani dal Presidente della Convenzione Europea Valéry Giscard d'Estaing Mercoledì 30 ottobre 2002, ore 18 ***************** Signor Presidente del Senato, Ho l'onore ed il piacere di esprimermi oggi dinanzi a voi su un tema che è al centro del dibattito politico contemporaneo del nostro continente, e che costituisce l'oggetto della missione nella quale, insieme ai miei colleghi della Convenzione, sono totalmente impegnato. Considero infatti un grande privilegio avere l'occasione di illustrare le mie riflessioni e l'andamento dei lavori della Convenzione nella capitale di uno dei paesi fondatori dell'Unione Europea, non lontano dal Campidoglio e dal Senato romano, in questa città che dà il suo nome al Trattato della Comunità Europea, ancora oggi il Trattato fondamentale sulla base del quale si svolgono i nostri lavori. Parlare dell'Unione Europea a Roma rappresenta quindi un ritorno alle origini in senso politico, ma per quanto mi riguarda si tratta anche di un pellegrinaggio "personale" verso le mie radici, dato che - come forse ignoravate finora - ho un'antenata italiana che mi ha ispirato l'amore per l'Italia, la sua bellezza, la sua cultura. Le Comunità europee hanno rappresentato un'impresa storica, che ha profondamente modificato il paesaggio politico dell'Europa. Tale impresa ha assicurato la pace, la stabilità e la crescita economica, in società organizzate attorno ai valori della democrazia, della dignità umana, della coesione sociale. Le Comunità hanno costituito un polo di attrazione per un numero sempre più importante di Stati, che sono venuti ad aggiungersi ai paesi fondatori non soltanto per perseguire gli obiettivi originali, ma per tentare di andare oltre, verso la progressiva realizzazione di un'Unione politica. E' cosí che negli anni '90 è nata a Maastricht l'Unione Europea, in seguito rafforzata ad Amsterdam. Essa ha definito un quadro che consente oggi ai paesi membri di presentarsi sulla scena internazionale come un insieme, come un'entità europea. E' bensì vero, come molti osservano talvolta con amarezza, che ciò si verifica soltanto ad intermittenze, che il "riflesso europeo", consistente nel concertarsi prima di rilasciare una dichiarazione o di agire, è molto spesso assente, ma le basi da cui muovere sono comunque state poste. Ora dobbiamo proseguire. L'allargamento dell'Unione Europea ai paesi dell'Europa centrale e orientale costituisce la seconda impresa storica di quest'epoca: essa consentirà, dopo l'accordo appena conseguito a Bruxelles, di riunificare pressoché l'intero nostro continente europeo. Fino a pochi anni fa sarebbe apparso un atto visionario; oggi invece viene percepito come un'evoluzione naturale, di cui dimentichiamo a volte di misurare la portata straordinaria, senza dubbio perché la storia della Comunità dapprima e dell'Unione poi ci ha abituati ad un approccio di apertura e di solidarietà. L'allargamento che l'Unione è in procinto di realizzare è di proporzioni tali da imporre un riesame approfondito dei meccanismi europei. Allo stesso tempo, l'organizzazione del nostro continente si situa in una nuova situazione politica ed economica a livello planetario, caratterizzata dalla globalizzazione, ma anche dalla nascita di nuove potenze, dall'individuazione di nuove priorità sociali e ambientali e dall'emergere di nuove minacce. I nostri cittadini si attendono oramai che l'Unione europea agisca in settori che trascendono le ambizioni e le competenze originarie del Trattato di Roma. Jean Monnet aveva saputo anticipare questi nuovi orizzonti, sostenendo che avrebbero richiesto un nuovo approccio nella costruzione europea. I nostri cittadini chiedono inoltre all'Unione di agire meglio, in manieraa più efficace ma al contempo più trasparente e più democratica. Semplicità, trasparenza e democrazia, sono queste le attese di coloro che definirei i Nuovi Europei. * * * * * La Convenzione L'Unione varcherà presto una tappa importante della sua storia. Dobbiamo ripensare, riadattare e in parte reinventare il sistema attuale, per proporre un' Europa nuova, un'Europa del XXI secolo, proiettata verso l'avvenire. È questa la missione della Convenzione. La convocazione di questa Convenzione e la sua composizione, che comprende, affianco ai rappresentanti dei Governi e della Commissione (come nel caso delle conferenze intergovernative che negoziano i trattati), i rappresentanti del Parlamento Europeo e dei parlamenti nazionali nonché quelli dei paesi candidati, costituiscono di per sè una notevole innovazione. La Convenzione (dal latino “cum venire”) rappresenta un nuovo metodo, che riflette lo stato di integrazione già conseguito e risponde alla richiesta di maggiore trasparenza e di più ampia partecipazione. Le sue riflessioni in seduta plenaria si svolgono in pubblico. Il contatto con la società civile ha conosciuto una fase di grande intensità con la sessione appositamente dedicata all'ascolto di quest'ultima. Si sviluppa costantemente attraverso il "Forum", al quale possono partecipare tutte le associazioni e le organizzazioni rappresentative della società civile (il numero di contributi sinora versati è impressionante). * * * * * Metodo Qual è il metodo di lavoro adottato dalla Convenzione?
* * * * * Prime indicazioni Le prime indicazioni emerse dal dibattito sviluppatosi nelle sedute plenarie della Convenzione in merito alle raccomandazioni dei primi gruppi di lavoro appaiono fondamentali per l'elaborazione del nostro prodotto finale.
Potrebbe sembrare una questione meramente tecnica; ma non lo è! In quanto da questo necessario esercizio di semplificazione scaturiranno una struttura ed un modello decisionale molto più accessibili e comprensibili per i cittadini e per gli interlocutori delle istituzioni europee. La semplificazione dei trattati ci porta verso un nuovo trattato unico che sostituirebbe i testi precedenti. Quale sarà la natura di quest'Unione rinnovata? Dovrebbe trattarsi a mio avviso di una "Unione di Stati europei, che coordinano strettamente le loro politiche a livello europeo, e gestiscono, sul modello federale, talune competenze comuni". Sono anni che rifletto a questa definizione! Non pretendo che sia perfetta, ma qualora ne venissero proposte altre chiedo che siano altrettanto concise e comprensibili. Come si chiamerà quest'Unione rinnovata? Abbiamo, mi sembra, la scelta fra quattro possibili denominazioni:
La questione non è senza importanza, in quanto il nome ha una forza simbolica che consente a ciascun cittadino di individuare la natura e le ambizioni del progetto europeo. Aspetteremo di conoscere la preferenza che esprimeranno i nostri concittadini, ma vi svelo la mia, nell'atmosfera intima del Senato che ci accoglie: "Europa unita", poiché il sostantivo è il nome del nostro continente e l'aggettivo che lo qualifica indicherebbe che la missione può essere realizzata! Nello stesso spirito potremmo anche riflettere sul motto dell'Unione;
cosa ne pensate di "libertà, giustizia, solidarietà"?
Sono i valori dell'Unione: perché non proclamarli solennemente,
con forza e decisione, in quanto valori in cui tutti gli europei si
riconoscono? * * * * * Il trattato costituzionale Perché attribuire tanta importanza a questi simboli? Perché la gente li ritiene importanti, perché costituiscono per i popoli e per i governi dei mezzi per appropriarsi di un bene o di un valore. Occorre che i nostri popoli e i nostri governi abbiano la sensazione che l'Unione è loro, appartiene loro, e non è qualcosa di artificioso e distante. E' questa la ragione per cui noi, membri della Convenzione, siamo determinati
a creare questa nuova Unione europea in forma costituente. Due giorni fa ho presentato alla Convenzione, con il sostegno del Praesidium, un progetto preliminare di trattato. Per il momento si tratta unicamente di una struttura che indica dove ciascuno dei suoi articoli dovrà essere collocato, ma alcuni elementi sono già chiaramente definiti:
* * * * * Le questioni istituzionali Questa struttura del Progetto costituzionale si arricchirà progressivamente, con l'aggiunta degli elementi che si delineeranno dalle discussioni sulle proposte dei nostri gruppi di lavoro. È così che potremo passare alla terza fase dei lavori, la fase propositiva durante la quale ci accingeremo alla redazione dei testi e affronteremo le questioni istituzionali. Si tratterà di assicurare al contempo la massima efficacia nell'attuazione
della missione europea e una legittimità democratica più
visibile. Dovremo impegnarci a tenere conto dell'effetto del numero
(da 6 a 25 o 27) su ciascuna delle Istituzioni europee. E' un compito
arduo, ingrato, ma indispensabile, e l'opinione pubblica ne è
consapevole. Giacché, senza un ridimensionamento ragionevole
delle istanze di deliberazione e di decisione, queste ultime non saranno
in grado di deliberare e decidere in condizioni soddisfacenti in termini
di rapidità, efficacia e trasparenza! Sarà più agevole risolvere tutte queste questioni non appena avremo terminato i lavori in corso, in quanto esiste un nesso evidente tra, da un lato, le competenze e le missioni e, dall'altro, l'architettura costituzionale. L'Unione avrà una struttura istituzionale unica. Questa impostazione è oggetto di largo consenso. Le tre grandi istituzioni - Parlamento europeo, Consiglio e Commissione - che formano il triangolo istituzionale, hanno ciascuna un ruolo da svolgere. Tuttavia le loro rispettive responsabilità variano in funzione dei settori di attività e della misura in cui vi è attribuzione di competenze all'Unione. Non ci possono essere schemi unici applicabili in modo uniforme. L'introduzione dell'euro ha contrassegnato, all'inizio di quest'anno, il compimento dell'Europa fondatrice, quella del primo Trattato di Roma. Le nuove politiche (la politica estera e di difesa, la politica di giustizia e di sicurezza interna) sono legate a ciò che costituiva l'essenza stessa della nostra concezione dello Stato. Occorre quindi, nel secondo Trattato di Roma, e nel quadro di un sistema istituzionale unico, prevedere procedure appropriate che consentano di tener conto della natura di queste politiche, sviluppando al contempo convergenze che contribuiranno ad accrescere la forza e il peso dell'azione dell'Europa. Per far sì che il nostro triangolo istituzionale funzioni correttamente, occorre rafforzare ciascuna istituzione:
Occorre ristabilire, in questo triangolo istituzionale, uno spirito di fiducia e di cooperazione, unitamente alla consapevolezza che occorre operare insieme per garantire la migliore difesa degli interessi dei cittadini e l'efficacia dell'Unione. * * * * * Le nuove missioni Il potenziamento del sistema istituzionale deve consentire alla nuova Unione di rafforzare il mercato unico, lo spazio senza frontiere interne che è stato creato, ma soprattutto di rispondere alle nuove preoccupazioni e alle nuove ambizioni dei cittadini europei. I nostri concittadini ci chiedono che l'Unione possa svolgere sulla scena internazionale un ruolo politico all'altezza della sua importanza economica, che si prefigga la salvaguardia dei suoi valori e dei suoi interessi, esprima il suo atteggiamento di tolleranza e di rispetto assoluto del diritto internazionale, contribuisca al mantenimento della pace e della stabilità nel mondo. Le autorità e i cittadini di altre parti del mondo, soprattutto delle regioni in situazioni di crisi, guardano all'Europa e attendono che essa eserciti le proprie responsabilità impegnandosi nella prevenzione e nella risoluzione pacifica dei conflitti. L'Europa deve essere presente; deve essere in grado di prendere posizione; deve essere in grado, se necessario, di agire. Per far questo occorre che gli Stati Membri siano solidali, sviluppino il "riflesso europeo", siano in grado di definire una linea comune e di attenervisi. Il compito della Convenzione è di definire i meccanismi istituzionali che agevoleranno questo processo. Ritengo che dovremo proporre di creare un vero e proprio ministro degli Affari Esteri europeo promuovendo il ruolo dell'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, il quale svolge perfettamente i suoi compiti attuali. Questo ministro presiederà il Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri, disporrà di un margine di iniziativa e, ne sono certo, nell'esprimere la posizione dell'Unione, darà l'immagine di un'Europa forte, responsabile e solidale. Si sta delineando un ampio consenso a favore di un'Unione più efficace e più presente in materia di difesa. Colpisce la constatazione che non disponiamo oggi dei mezzi necessari per agire congiuntamente e efficacemente. La diplomazia può agire ed essere ascoltata solo se dispone, come ultimo ricorso, di capacità militari credibili. E' per questa ragione che ci dobbiamo impegnare verso una cooperazione reale in questo settore. Questa cooperazione nel settore della difesa ci permetterà di sviluppare una tradizione di solidarietà che contribuirà anch'essa a dare ai nostri cittadini il senso di appartenenza ad una entità comune. In questo quadro merita di essere esaminata la possibilità di istituire un Segretario Generale alla difesa dell'Unione. Veglierebbe al coordinamento delle politiche nazionali e sarebbe in condizioni di dare gli impulsi indispensabili. Anche l'istituzione di una Agenzia europea per gli armamenti e la ricerca tecnologica dovrebbe essere presa in considerazione. Nel settore degli armamenti e della tecnologia l'Unione accusa talvolta un serio ritardo che non potrà essere colmato se non attraverso sforzi congiunti di ciascuno. Si tratta di un settore dove esiste una forte sinergia, dove le azioni intraprese congiuntamente a livello europeo offrono un valore aggiunto. Forse ci si potrebbe ispirare, anche nel settore della difesa, ai criteri di convergenza che hanno consentito l'introduzione della nostra moneta comune, l'euro. Si tratterebbe di un mezzo efficace per rimediare alle disparità attualmente esistenti tra Stati Membri riguardo al loro impegno in materia di difesa. I nostri concittadini ci chiedono inoltre di agire a livello europeo per garantire una migliore regolamentazione dei flussi migratori, in particolare quelli provenienti da aree di crisi, e la prevenzione dell'immigrazione clandestina. Anche questo è un settore in cui dobbiamo proseguire la nostra riflessione per accertare se sia possibile dotare l'Unione di strumenti più efficaci. Più in generale, i cittadini europei provenienti da tutti i paesi, e quindi anche quelli dei futuri Stati Membri, aspirano a più libertà, più sicurezza e giustizia. Vengono nutrite profonde aspettative che non dovranno andare deluse. Le nostre ambizioni devono essere di alto livello. Il settore che si soleva definire degli Affari Interni e della Giustizia ha certamente registrato progressi dalla sua creazione a Maastricht e quindi ad Amsterdam. Tuttavia spesso le decisioni assunte restano senza applicazione pratica. Solo due delle tredici convenzioni firmate sono a tutt'oggi entrate in vigore. Il programma ambizioso adottato dal Consiglio Europeo di Tampere nel 1999 è stato attuato solo in parte. La Convenzione dovrà presentare proposte che consentano di accrescere l'efficacia del sistema sia sotto il profilo legislativo che sotto quello operativo. Per quanto concerne il primo punto, sarà opportuno interrogarsi sugli strumenti giuridici più efficaci e sui mezzi per superare il potenziale stallo derivante dalla regola dell'unanimità in un'Europa a 25. Sul piano operativo dovremo indubbiamente ricorrere a soluzioni immaginative al fine di coordinare le attività delle forze di polizia degli Stati membri e di Europol. Perché, inoltre, non prevedere la creazione di un Procuratore dell'Unione europea che potrebbe rendere più efficace la lotta alla criminalità organizzata transfrontaliera? Ho sottolineato l'importanza di fondare le relazioni tra gli Stati Membri sui principi della solidarietà e della coesione. Vorrei altresì sottolineare che il trattato costituzionale garantirà il rispetto delle identità nonché delle culture nazionali e locali. La nuova Unione, che avrà una più forte legittimità grazie alla sua costituzione, deriverà la sua forza e la sua originalità dalla sua pluralità. Trarrà la sua efficienza dal riconoscimento da parte di tutti che la solidarietà è un valore che deve prevalere sull'isolazionismo, e che corrisponde meglio al ruolo dell'Europa nel mondo e nella storia. Dobbiamo lavorare insieme in due direzioni:
* * * * * Il nuovo trattato di Roma Ecco gli elementi essenziali che vedo nel nostro progetto di Trattato
Costituzionale. Sono certo che la convenzione giungerà a un testo
chiaro che fornirà una base efficace per una conferenza intergovernativa
che si svolgerà sotto la Presidenza italiana. Il mio auspicio è che la Conferenza si concluda qui a Roma. Il secondo Trattato di Roma, il Trattato dell'Unione rinnovata, la Costituzione dell'Europa risponderà come un'eco al sogno elaborato dai padri fondatori, in questa stessa città, cinquanta anni fa. Il sogno è sempre lo stesso. Ma la piccola Europa è divenuta la grande Europa. L'ambizione iniziale di realizzare un mercato comune si estende a dei nuovi settori: le relazioni internazionali, la difesa comune dell'Europa, e la creazione di uno spazio europeo di sicurezza e giustizia. Possa il latte della lupa romana, dallo sguardo obliquo, che ha nutrito l'immaginazione creatrice dei nostri grandi predecessori, darci la forza di condurre fino in fondo, col vostro aiuto, il nostro progetto di una Costituzione democratica e moderna per l'Europa! |
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