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La dichiarazione di Laeken e la Costituzione europea

Il Consiglio europeo di Laeken ha adottato, il 15 dicembre scorso, una dichiarazione davvero rilevante per il futuro del processo di integrazione europea.

Il documento ha individuato nella democrazia, trasparenza ed efficienza le nuove sfide a cui l'Unione europea è chiamata a fornire una risposta, risposta che richiede una profonda riforma dell'assetto istituzionale, rispetto alla quale la dichiarazione di Laeken ha posto una serie di interrogativi relativi ai seguenti temi:

  1. Settore delle competenze;
  2. Semplificazione del sistema delle fonti dell'Unione;
  3. Istituzioni comunitarie, con particolare riguardo alla Commissione, al Parlamento europeo e al Consiglio dell'Unione;
  4. Ruolo dei Parlamenti nazionali;
  5. Processo decisionale

Settore delle competenze:

I quesiti di fondo vertono, rispettivamente, sulle modalità attraverso cui rendere più trasparente la ripartizione delle competenze, sul riordino delle competenze ed, infine, sulla predisposizione di garanzie atte ad impedire che il riassetto delle competenze dell'Unione non si risolva in una tacita estensione delle competenze dell'Unione stessa oppure in una invasione nei settori di competenza esclusiva degli Stati membri e, laddove previsto, delle Regioni.

Semplificazione del sistema delle fonti dell'Unione:

A livello di fonti primarie, i nodi principali hanno riguardo alla semplificazione e al riordino dei trattati esistenti. Sul fronte della semplificazione, viene avanzata l'ipotesi di ridurre il numero dei trattati al momento esistenti, ciò che pone degli interrogativi riguardo l'opportunità o meno di eliminare la distinzione fra Comunità e Unione e, quindi, di rivedere la struttura dei tre pilastri su cui è attualmente fondata l'Unione. Sul fronte del riordino, viene prospettata l'idea di procedere ad una distinzione tra un trattato di base e le altre disposizioni del trattato, anche al fine di introdurre una distinzione fra le procedure di modifica e quelle di ratifica del trattato di base e le altre disposizioni del trattato. Sempre nell'ottica di una riorganizzazione complessiva dei trattati, la dichiarazione invita a riflettere sull'opportunità o meno di inserire in un (eventuale) trattato di base la Carta dei diritti fondamentali nonché sull'opportunità o meno di consentire alla Comunità di aderire alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Da ultimo, viene richiamata l'attenzione sulla necessità di valutare l'opportunità di redigere un testo costituzionale a completamento dell'opera di semplificazione e di riordino dei trattati.

Al fine di controllare la proliferazione di strumenti normativi avvenuta negli ultimi anni, che ha condotto ad una legislazione particolareggiata, si propone di introdurre una distinzione tra misure legislative e di attuazione.

Istituzioni comunitarie:

Il quesito principale, valido per tutte e tre le istituzioni, ha riguardo al modo in cui sia possibile accrescere la legittimità democratica e la trasparenza delle attuali istituzioni, specie tramite la revisione del sistema elettorale del Parlamento Europeo e la pubblicità dei lavori del Consiglio. Ulteriore questione è poi quella relativa alla ridefinizione dei rapporti fra tutte e tre le istituzioni.

Ruolo dei Parlamenti nazionali:

Il riferimento ai Parlamenti nazionali scaturisce dall'esigenza di accrescere la legittimità democratica dell'Unione. I principali interrogativi riguardano la possibilità per i Parlamenti nazionali di essere rappresentati in una sorta di seconda Camera, la quale si affianchi al Consiglio e al Parlamento europeo, nonché il ruolo che essi debbono essere chiamati a svolgere nel quadro dell'architettura europea, vegliando sul rispetto della ripartizione di competenze tra Unione e Stati membri.

Processo decisionale:

Il nodo principale risiede nella individuazione dei modi attraverso i quali migliorare l'efficienza del processo decisionale e il funzionamento delle istituzioni nella prospettiva di un'Unione allargata a trenta Stati membri. In particolare, viene presa in considerazione l'ipotesi di estendere la regola della maggioranza qualificata ad un numero maggiore di decisioni.

Al fine di procedere alla riforma dei trattati, la dichiarazione di Laeken ha previsto la convocazione di un organo ad hoc, la Convenzione sull'avvenire dell'Europa, la quale avrà il compito di assicurare una preparazione quanto più ampia e trasparente possibile della prossima Conferenza intergovernativa, anche redigendo un documento finale.

La Convenzione sarà composta da:

  • il Presidente (V. Giscard d'Estaing) e i due Vicepresidenti (G. Amato ed il belga J.L. Dehahene);
  • 15 rappresentanti dei Capi di Stato e di Governo dei 15 Stati membri;
  • 30 membri in rappresentanza dei Parlamenti nazionali (2 per ogni Stato membro);
  • 16 membri del Parlamento europeo e 2 della Commissione.

I Paesi candidati all'adesione potranno inviare propri rappresentanti secondo i criteri previsti per gli Stati membri, ma il loro voto non potrà impedire un consenso che si dovesse delineare fra gli Stati membri medesimi.

Organo di rilievo, con funzioni di impulso e di preparazione dei lavori della Convenzione, sarà il Presidium, composto dal Presidente, dai due Vicepresidenti e da altri nove membri della Convenzione.

La Convenzione inizierà i lavori il 1° marzo p.v. (il Presidium terrà la sua prima riunione già il 28 febbraio). I lavori si protrarranno per un anno.

Si ha l'impressione che – con l'avvio formale del processo di revisione dei trattati – l'Unione europea sia di fronte ad un crocevia: o andare avanti lungo la via dell'integrazione attraverso il varo di riforme che, sfociando eventualmente nell'adozione di un testo costituzionale, siano in grado di dare soluzione ai diversi nodi indicati nella dichiarazione di Laeken stessa, ovvero registrare l'incapacità degli Stati membri di giungere ad accordi transattivi a dimostrazione di una certa resistenza ad irrigidire in norme di "carattere costituzionale" cessioni della sovranità statuale.

La Redazione


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