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di Fulvio Cortese

1. Le riflessioni offerte da Laura Buffoni meritano attenzione per diverse ragioni. 
La prima concerne il punto che vi si argomenta in maniera assai densa, eppure efficace. Infatti si discute, a ben vedere, sul riferimento spesso meccanico alle opere di Hobbes e di Schmitt come ai luoghi notevoli, se non paradigmatici, di un pensiero capace di legittimare l’immagine e la pratica, alternativamente, della sovranità più spietata e absoluta ovvero del dinamismo socio-politico più spregiudicato e annichilente.

di Paolo Costa

La riflessione di Laura Buffoni coglie appieno lo Zeitgeist dell’epoca che vive il diritto (anzitutto quello costituzionale e quello internazionale). Vi è uno spirito di resa innanzi al bruto fatto, una capitolazione della costituzione “giuridica” innanzi alla costituzione “reale” molto simile a quella additata da Ferdinand Lassalle in una nota conferenza del 1862; una resa contrastata anni dopo, proprio partendo dalla medesima conferenza, da Konrad Hesse nel celebre saggio Die normative Kraft der Verfassung del 1959.

di Pasquale Pasquino

L’intervento della Professoressa Buffoni attira l’attenzione, tra l’altro, su quello di cui dobbiamo purtroppo, volenti o nolenti, prendere coscienza: lo sgretolarsi del diritto internazionale, sotto la pressione che viene dalla Russia di Putin, che viola le frontiere di uno stato indipendente, e quella di Trump, che attacca esplicitamente l’organizzazione mondiale del commercio e gli alleati degli Stati Uniti con ricatti e minacce, messe in atto e non solo enunciate.

di Mauro Barberis

Da filosofo/teorico del diritto mi sento naturalmente sfidato dalle riflessioni di Laura Buffoni, il cui senso ultimo – la proposta di un realismo (politico) critico, all’altezza dei tempi (grami) che stiamo vivendo – ancora più ovviamente condivido. Da giurista e autore di un libro in uscita su temi contigui – Geo-diritto. Una teoria terra-Terra (Giappichelli 2025) –, non resisto però alla tentazione di riformulare proposta e problema in termini meno tellurici e più “terra-terra”, appunto. Il sospetto che Buffoni esprime sin dal titolo, dal punto di vista di una “scienza del diritto costituzionale” che io chiamerei costituzionalismo e basta, in particolare, vorrei radicalizzarlo così: il sogno del diritto è finito?

di Laura Buffoni

1. È tempo di realismo politico. Con la geopolitica è tempo di originarietà, di contingenza e di immediatezza. Con il ritorno della o alla guerra, legato al ritorno dello o allo Stato, gli Stati sono la loro energia politica, che è politica di potenza e il diritto è impotenza, costretto dalla irresistibile coazione dei molti fatti geopolitici. Lo stato di guerra che lo Stato, civile, ha superato al suo interno è gettato all’esterno e dislocato nelle relazioni internazionali, che dall’ordine artificiale e razionale dell’universale sono precipitate nell’instabilità del reale e nel pluriverso del particolare. Nella rappresentazione naturalizzata dell’esistente il dogma presupposto è l’antropologia negativa dell’uomo cattivo. Se, infatti, l’umanesimo e l’universalismo hanno fatto ‘bancarotta’, da lì ad arrivare ai pensatori politici pessimisti, che sono mal sopportati quando le cose vanno bene perché intimoriscono, ma sono esibiti quando vanno male, il passo è breve. Gli alfieri del negativo sono Hobbes e Schmitt e la visione dell’uomo che presuppongono.

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L'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è iscritta al Registro degli Operatori della Comunicazione a far data dal 09.10.2013 con n. 23897.


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