Associazione

AIC logo

di Camilla Buzzacchi

Proseguendo il confronto avviato da Federico Sorrentino con la sua limpida analisi, e arricchito dai successivi contributi, sorge la necessità di ragionare ulteriormente sul ruolo dell’elettore: e dunque sul popolo, entità dalla quale derivano in maniera diretta o mediata tutti gli altri organi di rango costituzionale. È interessante esaminare il rapporto che si instaura tra esso e gli altri organi costituzionali, ma principalmente l’esecutivo con la nuova legittimazione diretta, alla luce dell’AC 1921.

di Roberta Calvano

1. Sono numerose le suggestioni emerse nel dibattito aperto da Federico Sorrentino sul progetto di revisione costituzionale all’esame della I Commissione affari costituzionali della Camera (AC 1921). Le incisive osservazioni del prof. Sorrentino circa la compressione del principio della rappresentanza politica e l’irrisolto legame tra l’investitura plebiscitaria del “Premier” e la costruzione di una maggioranza parlamentare (che si vorrebbe blindata) hanno poi trovato sviluppo nel richiamo pertinente di Angelo Schillaci all’impatto del DDL sull'effettività del principio di cui all’art. 49 Cost., che si sfarinerebbe e perderebbe forza nella costruzione del circuito della rappresentanza. Circuito già oggi in forte difficoltà, in ragione della pluridecennale crisi dei partiti e del rappresentato, oltre che di un sistema elettorale pervaso dalle forti criticità. Si tratta di questioni che rischiano di essere perpetuate dalla futura legge elettorale, cui il DDL richiede prestazioni eccessive, come segnalato da Cesare Pinelli. Stante quindi un assetto di principi costituzionali di riferimento che non possono non dirsi supremi (rappresentanza politica, sovranità popolare - nelle forme e nei limiti -, pluralismo e principio democratico) e che caratterizzano la forma di Stato, ne discendono necessariamente alcune conseguenze. Innanzitutto, che capovolgere il rapporto funzionale centrale nel modello Westminster, per cui il Governo è espressione della maggioranza parlamentare, rendendo quest’ultima frutto della scelta del Premier, va ben oltre il rafforzamento della stabilità o dei poteri dell'Esecutivo; il che trascende la querelle tra proporzionalisti e fautori del maggioritario.

di Orlando Roselli

1. Come temuto, il sistema politico sembra procedere nel modo meno auspicabile in tema di riforme costituzionali, con l’esito sempre più probabile di contrapposizioni che produrranno solo danno: o riforme che aggravano i problemi anziché risolverli o immobilismo che è un modo diverso di aggravare i problemi irrisolti.

Più passa il tempo e meno probabile è arrestare questa deriva che è culturale, prima ancora che politica e, nondimeno, proprio i danni che deriveranno al Paese dall’incapacità di costruire orizzonti riformatori condivisi testimonierà della loro necessità.

di Cesare Pinelli

Restando nel solco tematico tracciato da Federico Sorrentino e poi da Angelo Schillaci, mi occuperò anch’io della modalità di elezione del Presidente del Consiglio prevista dal disegno di legge sul premierato. Mi limito ad aggiungere che essa è al cuore della sua presentazione mediatica. Perché negare agli elettori, ci si chiede, un’occasione in più, quella di eleggere direttamente il “loro” Presidente del Consiglio? Invece di rispondere, farò una domanda riconvenzionale: come quell’occasione è regalata agli elettori?  

di Angelo Schillaci

Intervengo nella discussione aperta dall’intervento del Prof. Federico Sorrentino per sottolineare alcuni aspetti, a mio modo di vedere problematici, del disegno di legge di revisione costituzionale approvato dal Senato e attualmente in discussione alla Camera dei Deputati.

La previsione dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio, unitamente alla subordinazione della contestuale elezione delle Camere agli esiti della prima, pare suscettibile di incidere anzitutto sul nesso tra forma di governo e forma di Stato e, più in particolare, sulla configurazione dei canali di legittimazione del circuito dell’indirizzo politico, così come dello stesso processo democratico.

di Federico Sorrentino

Ciò che qualifica la riforma del c.d. premierato (definita anche la madre di tutte le riforme) è soprattutto l’elezione diretta del presidente del Consiglio, contemporanea a quella delle due Camere, prevista dall’art.5 dell’attuale d.d.l.cost. che peraltro rinvia alla legge ordinaria la disciplina del sistema elettorale delle Camere e del Presidente del Consiglio e prevede l’assegnazione di un premio su base nazionale che garantisca una maggioranza dei seggi in ciascuna delle Camere “alle liste e ai candidati collegati al Presidente del Consiglio nel rispetto del principio di rappresentatività e di tutela delle minoranze linguistiche”.

banner giappichelli
banner
banner
banner
banner

L'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è iscritta al Registro degli Operatori della Comunicazione a far data dal 09.10.2013 con n. 23897.


ilmiositojoomla.it