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di Elena Malfatti

1. Fra i moltissimi stimoli offerti da Benedetta Liberali, mi soffermerò in breve su un elemento che emerge in controluce, nella giurisprudenza dell’ultimo decennio. Apparentemente, infatti, siamo di fronte a una prassi qualificabile – per il contributo reso dalla Corte alla costruzione dei modelli familiari - come assai aperturista, al cospetto di interessi di natura costituzionale che il legislatore ha composto talvolta in modo problematico, e che essa viene variamente a (ri)qualificare, con formule tra le quali spicca, direi, per innovatività del lessico adoperato, quella della «autodeterminazione orientata alla genitorialità» (33 e 69/25). E tuttavia non sembrerebbero mancare strategie, che la stessa Corte mette in campo per delimitare il proprio intervento, mostrando a rovescio una significativa attenzione per le scelte del decisore politico. Direi che tale modus operandi della Corte si apprezza su tre livelli.

di Angelo Schillaci

1. La Lettera di Benedetta Liberali offre una ricostruzione – lucida e ricchissima – delle più recenti trasformazioni delle dinamiche di riconoscimento giuridico delle esperienze familiari e delle istanze di accesso alla genitorialità e tutela del minore. Colgo l’occasione di questa replica per riflettere su tre profili teorici e metodologici, sollecitati dalle trasformazioni considerate e già affrontati, almeno in parte, dalle repliche di Antonio Ruggeri e Michele Belletti: il rapporto tra Corti e processo politico, i limiti dell’interpretazione costituzionale e l’evoluzione della costruzione giuridica degli status familiari.

di Antonio Ruggeri

Come la stessa B. Liberali dichiara in chiusura della sua argomentata analisi, specificamente volta a mettere a fuoco i più salienti sviluppi della giurisprudenza costituzionale, il “filo rosso” del suo studio è dato dal rapporto tra discrezionalità del legislatore e sindacato di costituzionalità. Quest’aspetto, che certamente richiedeva (e richiede) attenta osservazione, non è però il solo ad avere uno speciale rilievo. Anche nello scritto in parola, infatti, così come in molti altri che l’hanno preceduto, al di là della diversità delle impostazioni metodiche e degli svolgimenti teorico-ricostruttivi, restano a mia opinione in ombra altri aspetti, uno in particolare, sul quale giova specificamente soffermarsi. È un po’ come per la luna, che si mostra sempre con lo stesso volto e lascia nascosto l’altro, che tuttavia c’è e merita non minore considerazione del primo.

di Benedetta Liberali

1. Alcune recenti decisioni della Corte costituzionale in materia di fecondazione assistita e adozione offrono l’occasione per tornare a ragionare sulla possibilità di individuare un vero e proprio diritto a procreare e a diventare genitori, che da sempre pone notevoli nodi problematici alla luce non solo del progresso medico-scientifico, ma anche (e forse soprattutto) dell’evoluzione della coscienza sociale, che influenzano le scelte di procreazione (rectius riproduzione) e, quindi, la costruzione dei modelli famigliari.

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