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di Alessandro Sterpa

Davanti all’appuntamento elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, Antonella Sciortino sottopone alla nostra riflessione una serie di questioni che riguardano l’Unione europea. Alcune aperte da tempo, altre appena dischiuse e altre ancora delle quali si intravede, come suggerisce la collega, quel cenno iniziale di apertura che ferma la penna e invita ad una riflessione estremamente stimolante tanto quanto priva ancora di tratti meglio definiti. Scelgo una questione “semi-aperta” che le condizioni attuali probabilmente candidano ad essere, nella prossima legislatura, frontiera di impegno di ricerca. Su di essa proverò - senza pretesa alcuna di esaustività – a formulare alcuni interrogativi e ad abbozzare alcune risposte nei termini che lo strumento di riflessione impiegato consente.

di Adriana Ciancio

Sono trascorsi ormai (quasi) tre lustri da quando il Trattato di Lisbona ha sancito che il Parlamento europeo è la sede della rappresentanza politica dei cittadini dell’Unione (Artt. 10, par. 2 e 14, par. 2 TUE) e non più (soltanto) dei popoli dei suoi Stati membri (Art. 189, par. 1 TCE). Questo fondamentale cambio di passo in termini giuridici non ha però ancora trovato effettiva corrispondenza dal punto di vista socio-politico. E, infatti, anche nel 2024 le, ormai imminenti, elezioni europee continuano a proporsi come l’espressione della volontà di 27 popoli diversi, piuttosto che di un unico demos sovranazionale. Quanto su ciò continui a pesare l’assenza di un reale e strutturato sistema di partiti europei, unitamente alla mancanza di una legislazione elettorale uniforme e, parallelamente, di circoscrizioni sovranazionali, è tema di cui si è già discusso abbastanza e sul quale, pertanto, non vorrei ritornare adesso (sul punto dunque mi permetto di rinviare, fra altri scritti, a quanto ho già espresso sulla Rivista di questa Associazione, nei nn. 3/2014 e 3/2016).

di Antonella Sciortino

1.- Le grandi sfide che l’Unione europea dovrà affrontare nei prossimi anni sollecitano una riflessione sull’importanza delle imminenti elezioni dei rappresentanti nazionali al Parlamento europeo (art. 14 TUE). A dispetto dell’asfittico dibattito pubblico che si sta svolgendo nel nostro Paese, che sembra confinare la questione ad un gioco tutto interno agli equilibri dei partiti politici per misurarne la relativa forza, la posta è altissima. Infatti, queste elezioni non determineranno solo quali saranno le componenti di maggioranza in seno all’organo parlamentare di co-legislazione dell’UE, ma esse avranno ricadute dirette e/o indirette sulla scelta del Presidente della Commissione (art. 17.7 TUE), dei suoi componenti così come di altre posizioni apicali all’interno delle istituzioni europee e sullo stesso indirizzo politico europeo con formidabili implicazioni sul ruolo dell’Unione europea nello scacchiere internazionale.

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