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di Claudio Panzera

Pochi giorni fa il Parlamento europeo ha varato un pacchetto di misure legislative volte a ridefinire la politica comune in materia di asilo e immigrazione. Giunge quasi al traguardo il progetto di riforma presentato nel settembre 2020 dalla Commissione von der Leyen (il New Pact on Migration and Asylum, che sostituisce integralmente la precedente proposta della Commissione Junker del 2016), dopo un travagliato percorso che ha subito una decisa accelerazione solo a metà del 2023 e portato, lo scorso dicembre, al raggiungimento di un’intesa politica fra Parlamento e Consiglio su cinque pilastri della riforma (le nuove discipline in materia di screening, di rilevamento dei dati biometrici, di procedure per il riconoscimento della protezione, di gestione dell’asilo e della migrazione, delle situazioni di crisi e forza maggiore). Dopo l’approvazione parlamentare, toccherà al Consiglio completare l’iter per la successiva entrata in vigore del Patto, ma può ragionevolmente presumersi che la strada sia oramai in discesa. Maggiori ostacoli potrebbero porsi per gli interventi non facenti parte dell’accordo di dicembre e adottati dal Parlamento nell’ultima seduta a completamento del disegno riformatore (rifusione della direttiva accoglienza, nuovi regolamenti su qualifiche e status di protezione, procedure di rimpatrio alla frontiera, quadro comune per il reinsediamento e l’ammissione umanitaria).

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