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di Pier Luigi Petrillo

La riflessione avviata dalla lettera di Elisabetta Catelani sulla rappresentanza di interessi - e proseguita dai colleghi Andrea Longo e Luca Longhi - affronta una questione centrale delle democrazie del tempo presente, che purtroppo per molti anni è stata considerata marginale negli studi del diritto pubblico. Come ricorda Elisabetta Catelani, il processo decisionale pubblico nelle democrazie contemporanee è la naturale conseguenza di un continuo confronto tra interessi contrapposti ed è legittimo, quando non auspicabile, che i singoli portatori di questi interessi aspirino a trasfondere nell'atto conclusivo del procedimento il soddisfacimento dei propri obiettivi. La legittimazione di questa aspirazione è da ritrovarsi nella natura pluralista di ogni Stato democratico, a tal punto che – come è stato sottolineato in altre sedi- laddove non c'è democrazia non può esserci lobbying.

di Andrea Longo

Mi permetto anche io di intervenire nel dibattito circa la necessità di una normativa sul Lobbying in Italia, a valle dei contributi di Elisabetta Catelani e Luca Longhi. Mi perdonerà il lettore se comincio queste poche righe con un aneddoto personale. Non molto tempo fa mi capitò l’occasione di essere presentato ad uno dei più importanti lobbisti americani; l’attempato gentiluomo, non senza un certo compiacimento sornione, pensò bene di aprire la nostra conversazione domandandomi: «In Italy, is lobbying still considered a dirty thing?». Indiscutibilmente colto in contropiede, risposi con un (forse troppo casereccio) «Absolutely!».

di Luca Longhi

La Lettera di questo mese, a firma della Prof.ssa Catelani, approfondisce un tema da anni al centro dell’attenzione dei commentatori, che è tempo che entri anche nell’ordine del giorno dell’agenda politica del Paese, ovvero il lobbying e, più in generale, la rappresentanza degli interessi. Si tratta, tutt’ora, di un vero e proprio “oggetto misterioso” dell’ordinamento giuridico, se si considera che riscontriamo ancora oggi un vuoto normativo in un settore assolutamente cruciale, chiamato, per sua stessa natura, ad impattare sui processi decisionali della nostra democrazia.

di Elisabetta Catelani

Le brevi riflessioni che s’intendono proporre questo mese per l’avvio di un dibattito sono in continuità con l’ultima Lettera di Francesca Biondi, che ha analizzato il delicato tema del finanziamento dei partiti dopo la riforma del 2013. Fra i tanti dubbi ed incongruenze che il nuovo assetto normativo ha posto, la sottrazione delle risorse pubbliche ai partiti ha introdotto un meccanismo basato sull’intervento finanziario privato non accompagnato da una disciplina sui “soggetti che “gravitano” intorno ai partiti”. In altre parole, sostiene giustamente Francesca Biondi, ed in questo sostenuta anche dalle risposte successive di Borrello e Rivosecchi, è necessario rendere trasparenti le modalità attraverso cui i soggetti finanziatori, o comunque portatori d’interessi, influiscono sulle decisioni politiche.

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