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di Roberto Borrello

  1. Francesca Biondi, nel suo contributo introduttivo su il Finanziamento della politica, individua profili di estremo interesse per avviare una riflessione su una tematica che appare, nell’ordinamento italiano, caratterizzata, da ultimo, dalla svolta regolativa intrapresa tra il 2013 ed il 2014 (integrata nel 2019), intesa a smantellare il preesistente modello di forte sostegno pubblico dei partiti. Tale modello, dopo una articolata evoluzione originatasi negli anni Settanta dello scorso secolo, era stato, tra la fine del 900 e i primi anni dell’attuale secolo, prospettato nominalmente come una forma di “rimborso “delle spese elettorali, alla stregua dell’esito del referendum del 1993, che aveva abrogato le erogazioni all’ “attività ordinaria” dei partiti. Tale “rimborso” era in realtà di natura forfetaria e di entità superiore ai costi effettivamente sopportati dai partiti (come ripetutamente evidenziato dalla Corte dei Conti nel suo referto annuale sui bilanci e rendiconti, a partire dal 1994, ai sensi dell’art. 12, comma 3, della legge 10 dicembre 1993, n. 515, successivamente più volte modificato).
    Il regime così risultante, caratterizzato, altresì, da una elevata frequenza di corresponsione (collegata alla miriade di appuntamenti elettorali presenti nel nostro ordinamento), si è sostanziato, alla fine, in un ritorno a quel passato stigmatizzato dal citato referendum. La sua abolizione nel 2014 è stata quindi vista come un tentativo di palingenesi di un sistema partitico, censurato come “casta”, avidamente avvinghiato ai suoi privilegi e spesso ritenuto espressione di corruzione e malaffare.
    Come nota sempre Francesca Biondi, è giunto il momento di puntare con decisione l’obiettivo su tale nuovo corso, in quanto “l’analisi del modello di finanziamento prescelto da ciascun legislatore costituisc[e] punto di vista essenziale per comprendere posizione e funzioni che si intendono assegnare ai partiti in un sistema costituzionale”.

di Guido Rivosecchi

La lettera di Francesca Biondi affronta i nodi problematici del sistema di finanziamento dei partiti, mettendo in rilievo, tra l’altro, che esso oggi dipende in larga parte dalle contribuzioni private. I dati menzionati sono davvero impressionanti: si è passati dagli oltre 91 milioni di euro assegnati ai partiti nel 2013, per effetto delle ultime erogazioni nella fase immediatamente precedente all’abolizione del finanziamento pubblico diretto, ai 19 milioni di euro percepiti nel 2021, a cui hanno fatto seguito cifre analoghe negli anni seguenti.

Si può davvero pensare che la politica possa mantenere un sufficiente grado di autonomia dagli interessi economici privati organizzati quando il finanziamento pubblico, in meno di dieci anni, è stato ridotto a circa un quinto del suo ammontare?

di Francesca Biondi

Dopo la seconda ondata “anti-partitica” che ha condotto, con il d.l. n. 149 del 2013, al superamento del finanziamento pubblico diretto ai partiti (ossia quel finanziamento che, dal 1974 a titolo di contributo per le attività ordinarie e dopo il referendum del 1993 come “rimborso” delle spese elettorali, ne aveva sostenuto pressoché integralmente le attività politiche), ci siamo forse un po’ dimenticati di indagare come questi ultimi sostengano le loro attività, nonostante l’analisi del modello di finanziamento prescelto da ciascun legislatore costituisca punto di vista essenziale per comprendere posizione e funzioni che si intendono assegnare ai partiti in un sistema costituzionale. Vero, infatti, che il diritto costituzionale lascia libero il legislatore di scegliere se e come disciplinare la materia (se prevedere, oppure non, un finanziamento pubblico, se legare tale contributo a una disciplina dei partiti, e via dicendo), tuttavia, il modo in cui essa è regolata ha implicazioni costituzionali assai rilevanti.

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15 Apr 2024, 15:00 - Nuove declinazioni dell’eguaglianza: il diritto alla salute e la “Sex and gender medicine”
17 Apr 2024, 14:00 - Ciclo di incontri di dottorato in Scienze giuridiche dell'Università di Pisa: Ciclo “Diritto e violenza”. Lorenzo Milazzo presenta il volume di M. Croce, Un dialogo su Santi Romano. Crisi, istituzione, tecniche, ETS, Pisa, 2023
18 Apr 2024, 10:00 - Ciclo di incontri di dottorato in Scienze giuridiche dell'Università di Pisa: Ciclo “Presidenzialismi e dintorni”. La forma di governo presidenziale degli Stati Uniti
18 Apr 2024, 11:00 - La Ley de amnistía in Spagna
18 Apr 2024, 15:00 - Ciclo di incontri di dottorato in Scienze giuridiche dell'Università di Pisa: Ciclo “Il ‘cantiere’ delle riforme”. Lezione di Pier Luigi Petrillo, L’irresistibile (ed impossibile) regolamentazione delle lobbies in Italia
19 Apr 2024, 09:30 - La tutela della libertà religiosa dei migranti in Italia: una prospettiva interdisciplinare
19 Apr 2024, 10:00 - Ciclo di incontri di dottorato in Scienze giuridiche dell'Università di Pisa: Ciclo “I testi della formazione”. Massimo Siclari rilegge C. Esposito, La validità delle leggi
19 Apr 2024, 14:30 - Dialoghi sulle riforme istituzionali. Sul premierato
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