Associazione

AIC logo

Visualizza e scarica il Contributo introduttivo in pdf.


di Anna Mastromarino

Le dichiarazioni della Cassazione dello scorso gennaio non generano stupore. Possono deludere chi ritenga che i giudici della Suprema Corte avevano la possibilità, tenuto conto dei pressoché concomitanti accadimenti di Acca Larentia, di impostare un cambio di rotta rispetto a una giurisprudenza che dalle prime pronunce si è dimostrata reticente a dare piena efficacia giuridica tanto al dettato costituzionale, quanto alla legislazione repubblicana. È evidente che, pur non essendo vincolati, essi hanno preferito restare saldamente ancorati a un filone interpretativo fondato su precedenti che sin dalla loro pronuncia hanno lasciato in bocca un fastidioso retrogusto di accondiscendenza nei confronti di certa nostalgia fascista.

di Giuditta Brunelli

Alcuni recenti episodi – la commemorazione dei morti di via Acca Larentia il 7 gennaio e la pronuncia della Cassazione, Sez. Unite penali, del successivo 18 gennaio, originata da una vicenda milanese del 2016 – hanno riproposto la controversa questione della liceità penale di pubbliche manifestazioni riconducibili alla simbologia del disciolto partito fascista. Si tratta, nei casi ricordati, della qualificazione giuridica da attribuire, ai sensi delle leggi Scelba (n. 645/1952) e Mancino (n. 205/1993), al rito della “chiamata del presente” e al c.d. “saluto romano”. Molto è già stato detto nei precedenti interventi in questo dibattito. Vorrei pertanto limitarmi a sottolineare due profili: uno di carattere generale, attinente ai presupposti culturali di quanto accaduto, e uno più tecnico giuridico, circa la natura associativa (e dunque organizzata) dei comportamenti posti in essere.

di Felice Blando

Il 7 gennaio 2024, conclusasi la commemorazione per le vittime di Acca Larentia, un nutrito corteo si è diretto di fronte all’ex sede del Movimento Sociale Italiano, esibendo il rituale dei saluti romani e gridando ‘presente’. 

Non si tratta di un fatto isolato: la realtà è più ricca. Per prima cosa non si può dimenticare che, qualche mese fa, c’era il Presidente del Senato che mostrava con orgoglio dei cimeli del Duce esposti nel salotto della sua abitazione. Inoltre, l’attacco alla sede della CIGL per mano di militanti di Forza Nuova nel 2021 è stato lanciato con il saluto romano. E i tifosi di alcune prestigiose squadre di calcio, frequentemente, salutano dalle curve degli stadi i loro beniamini con la stessa modalità nostalgica.

di Chiara Bologna

Nella lettera intitolata Un patto repubblicano contro ilneofascismo Corrado Caruso ripropone, nel contesto attuale, un tema ben noto al costituzionalismo contemporaneo: quello della lotta all’opposizione anticostituzionale, ai movimenti politici che contestano i principi essenziali del patto su cui si fonda un ordinamento statuale. Tale tema porta con sé un dilemma: se da un lato, infatti, le esperienze autocratiche del XX secolo hanno mostrato cosa accade alle democrazie che non si difendono, dall’altro, in uno stato liberal-democratico, limitare anticipatamente i diritti dei nemici della costituzione significa rinunciare ad una parte della costituzione che si vuole proteggere. È il paradosso delle democrazie protette, che per difendere la costituzione reprimono le forme di dissenso ideologico che mirano a sovvertirla, finendo col «limitare il pluralismo in nome del pluralismo stesso» (Ceccanti). Ma non solo. Limitare la libertà di espressione e di associazione dell’opposizione anticostituzionale, nel comprensibile tentativo di proteggere la democrazia e i diritti che essa garantisce, porta con sé il rischio, in una drammatica eterogenesi dei fini, di precostituire con tali misure gli strumenti che favoriscono le regressioni democratiche che si vogliono evitare.

di Barbara Pezzini

1. La barriera antifascista alla pratica politica

La lettera 1/2024, muovendo da un ennesimo fatto della cronaca politica – e sottolineo politica – quale l’esibizione organizzata e ostentata del saluto romano nella commemorazione della strage di Acca Larenzia, ci chiama a riflettere sul senso attuale e permanente della matrice antifascista della Costituzione repubblicana; un invito che incrocia la notizia della sentenza delle Sezioni Unite penali della Cassazione del 18 gennaio, che ha affrontato la questione dell’inquadramento penale delle “chiamata del presente” e del “saluto romano” alla luce delle leggi Scelba e Mancino (v. l’informazione provvisoria della Corte Suprema di Cassazione n. 1/2024).

di Corrado Caruso

1. Di fronte all’ennesima, inquietante commemorazione della strage di Acca Larentia, la comunità dei giuristi democratici corre il pericolo di perdersi nei meandri dei filosofemi e delle sottigliezze legalistiche. Persino chi, come il sottoscritto, ha sempre difeso le ragioni delle libertà politiche contro gli abusi della democrazia (o forse meglio, della militanza democratica) avverte ora il pericolo di un approccio astratto e riduzionista al problema italiano del neofascismo. Noti sono i dilemmi teorici: fino a che punto si può essere tolleranti nei confronti degli intolleranti, di coloro cioè che si avvalgono delle libertà costituzionali per ricusare (e nella peggiore delle ipotesi, sovvertire) l’ordine pluralista? Fino a che punto è coerente con le coordinate di una democrazia “aperta” prevenire e punire manifestazioni estreme, contrarie ai valori della Costituzione?

Cerca nel sito

I siti AIC

Associazione

Newsletter dell'Associazione AIC

Per ricevere periodicamente aggiornamenti sulle nostre novità.
Iscrivendomi acconsento al trattamento dei dati secondo la normativa sulla privacy.
banner giappichelli
banner
banner
banner
banner

L'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è iscritta al Registro degli Operatori della Comunicazione a far data dal 09.10.2013 con n. 23897.


ilmiositojoomla.it