Stefano Rodotà non è più con noi. È una grande perdita per la comunità dei giuristi, anche per quella sua parte che dedica il proprio impegno allo studio della Costituzione. Sì, perché la Costituzione Stefano l'ha amata e ne ha fatto il centro delle proprie riflessioni di civilista, saldo conoscitore delle categorie della propria disciplina, certo, ma allo stesso tempo convinto sostenitore dell'idea che gli studi giuridici devono essere necessariamente interdisciplinari.
Stefano Rodotà è stato un grande innovatore: dalla questione delle clausole generali a quella della proprietà; da quella dei nuovi diritti a quella della riservatezza, la sua intelligenza curiosa si è mossa lasciando sempre una traccia indelebile, indicando piste di ricerca preziose, ipotesi ricostruttive complesse, soluzioni normative ardite.
Il suo impegno scientifico era anche impegno civile e non è un caso che all'attività di studioso egli abbia unito quella di uomo politico e di rappresentante delle istituzioni. Sempre stimato da tutti, anche da chi la pensava diversamente.
Chi ha avuto il privilegio di averlo amico e di confrontarsi con lui su mille problemi passa dolorosamente per questa prova. Ma anche chi non l'ha conosciuto personalmente sa bene di aver perduto un punto di riferimento prezioso.
Massimo Luciani

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