Incontrai per la prima volta il professore Sergio Stammati negli stretti e scuri corridoi della biblioteca del quinto piano, dell’allora Istituto di diritto pubblico di Piazza Vittoria. Il suo rigore e la sua fama di professore severo lo anticipavano, intimorendo tutti noi giovani assistenti volontari. Mi fermò col suo apparente modo brusco, domandandomi cosa stessi ricercando. Timidamente gli risposi, ed a quel punto parlammo ininterrottamente per circa due ore. Colsi subito la sua curiosità, la sua generosità, la sua voglia di condividere conoscenze, ma soprattutto la capacità di ascoltare. Soltanto l’arrivo dell’usciere alle venti passate fermò il nostro dialogo, e ricordo, come oggi, le sue parole: “Professò, voi siete sempre l’ultimo ad andare via, ma io devo chiudere.” Ecco questo era Sergio Stammati.

La scorsa settimana il professore Sergio Stammati è scomparso. Già ordinario di diritto pubblico all’Università di Napoli Federico II, per oltre trent’anni, Stammati, allievo del professore Giuseppe Guarino, aveva conseguito la laurea in giurisprudenza alla Sapienza di Roma e da subito aveva intrapreso la sua attività accademica, proprio con il professore Guarino. Aveva poi perfezionato i suoi studi in Germania all’Università di Bochum e cominciato ad approfondire quelli che sarebbero stati i suoi temi di ricerca. In particolare Stammati si concentra sui temi classici del giuspubblicista, quali i principi fondamentali, i diritti politici, il sistema delle fonti, la forma di governo, ed in tempi più recenti si era concentrato sui sistemi elettorali, sul principio di sussidiarietà e sulle questioni della bioetica, anche nella sua qualità di componente del Comitato nazionale di bioetica. A latere di questi temi, Stammati aveva sempre coltivato una particolare attenzione per il diritto pubblico dell’economia, in particolare ai temi del diritto bancario e dei rapporti tra le istituzioni pubbliche ed i mercati finanziari. Fu anche promotore e curatore in questo settore di una importante collana editoriale. Sergio Stammati, dopo aver insegnato alcuni anni all’Università di Siena, veniva chiamato alla cattedra di diritto pubblico della Facoltà di Economia della Federico II. In quella sede Stammati, sotto la spinta di grandi giuristi quali Minervini ed economisti quali Graziani, contribuiva alla nascita del Dipartimento di Diritto dell’Economia, che svolgerà poi negli anni successivi, con grande lungimiranza, un ruolo fondamentale per lo studio dei processi economici e del loro impatto sulle istituzioni e sulle regole giuridiche. In questi anni Stammati assume anche incarichi di guida, prima nell’allora Istituto di diritto pubblico, poi nel Dipartimento di Diritto dell’Economia.

Giurista curioso, aperto, pluralista, di formazione cattolica, ed è proprio il principio di solidarietà e la dignità della persona, che costituiscono il fil rouge del suo pensiero, della sua costruzione dottrinaria. Negli ultimi anni con Sergio Panunzio fu uno degli animatori di quell’interessante laboratorio sui diritti fondamentali, che si riuniva con cadenza mensile alla Luiss.

Europeista convinto, ma allo stesso tempo fortemente legato al concetto di sovranità statuale, sempre attento che non degradasse in sovranità nazionale, egoista, nazionalista ed escludente.

Dopo il trattato di Maastricht, più volte mi manifestò il timore che l’Europa potesse avere una svolta eccessivamente mercantile, a svantaggio della coesione sociale e della solidarietà. Lui, studioso del diritto pubblico dell’economia, aveva capito i rischi di una sovranità del mercato e di come essa avrebbe potuto trasformare i principi originari del Manifesto di Ventotene.

Consentitemi adesso alcune considerazioni dal carattere personale. Scompare un professore rigoroso ma anticonformista, gentile ma ruvido, dolce ma aspro, geniale ma ingenuo, distaccato ma affettuoso. Ma soprattutto, un gran signore, dal tratto nobile. Il metodo giuridico, l’analisi del testo normativo, la capacità di entrare nel profondo dei processi storico-normativi, risalendo alle origini degli istituti, tutto ciò l’ho appreso da lui, lo devo a lui. Disinteressato dal potere, lontano per scelta dal potere. Preoccupato sempre dal tenere lontano dall’Accademia gli affari economici. Uno studioso puro, sempre gentile con i più deboli e pronto ad affrontare a “muso duro” i più forti.

Ci mancherà tanto, caro Professore.      

                                                                                                                                  Alberto Lucarelli

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