Con Piero Alberto Capotosti non scompare soltanto un eminente costituzionalista, viene anche a mancare
un uomo che ha servito le istituzioni con limpidezza ed indipendenza esemplari, in modo autorevole e
discreto, mai sopra le righe, dando prova di uno stile e di una misura cui è sempre rimasto fedele.
Apparteneva alla generazione di costituzionalisti venuta alla ribalta negli anni ‘70. Allievo di Carlo Lavagna,
con Giuliano Amato, Antonio Stefano Agrò, Margherita Raveraira, Achille Chiappetti e Francesco Gabriele,
ha, sin dagli inizi, manifestato una spiccatissima sensibilità per le dinamiche istituzionali nel loro concreto
farsi, testimoniata dalle sue prime monografie: Accordi di Governo e Presidente del Consiglio dei Ministri,
Milano 1975, e Problemi della riserva sull’attività radiotelevisiva, Roma 1979. Questa sensibilità era
espressione di un impegno civile che non si manifestava soltanto nell’accademia, ed al quale si deve la sua
costante attenzione per la tematica delle riforme istituzionali, a partire dal volume scritto a quattro mani con
Roberto Ruffilli, nel 1988, in una stagione nella quale la crisi della prima Repubblica bussava alle porte, sino
ai contributi più recenti, affidati ad articoli di giornale, ad interventi nel dibattito pubblico, ad interviste.
In tutte le sue prese di posizione, il dato che maggiormente colpiva era costituito dall’oggettività
dell’approccio, dal rigore del ragionamento e dall’enorme equilibrio delle soluzioni.
Ed è proprio di questo, che, in una fase particolarmente delicata e complessa per la nostra vita
costituzionale, come quella che stiamo vivendo, sentiremo maggiormente la mancanza.
A chi, come lo scrivente, ha avuto il privilegio di essergli amico per quasi cinquant’anni, restano i tanti ricordi,
che, a seguito dell’improvvisa notizia della sua morte, si affollano alla memoria: le chiacchierate alla
Sapienza quando eravamo entrambi agli inizi, la comune partecipazione al concorso di assistente, da lui
vinto, presso la cattedra di Carlo Lavagna, gli incontri insieme ad Angela, la compagna della sua vita, una
discussione dolomitica sui problemi dell’interpretazione, in un pomeriggio di 45 anni fa, la vivacità della quale
suscitò la curiosità di un grande maestro del diritto civile che si trovava a passare per caso… E resta la
profonda tristezza per il grande vuoto che la sua scomparsa lascia.
Antonio D’Atena

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