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Home :: Cronache :: Attività degli organi costituzionali e delle autonomie Il Parlamento europeo approva il progetto di relazione intermedia presentato dalla commissione parlamentare temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei, da parte della CIA, per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri (TDIP)di Mario Di Ciommo – mariodiciommo@tiscali.it In data 12 giugno 2006 il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza la relazione intermedia PDF sottopostagli dalla commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei, da parte della CIA, per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri (indicata con l’acronimo TDIP). Il progetto di relazione sottoposto al voto della plenaria si componeva di una proposta di risoluzione, accompagnata da un documento in cui il relatore (l’On. Giovanni Claudio Fava) ha indicato i motivi fondanti la proposta stessa. Con questo voto il Parlamento ha proceduto ad un prima valutazione delle risultanze dell’inchiesta, e ad un’approvazione delle proposte avanzate dal relatoreriguardo al prosieguo dei lavori della commissione. Ciò che è emerso in questa prima fase di attività della TDIP è la fondatezza degli interrogativi su cui il mandato della commissione è stato costruito: è certo che siano state compiute nel territorio dell’Unione europea operazioni clandestine (tra cui le “extraordinary renditions”) in violazione dei diritti e della dignità umana nell’ambito della lotta al terrorismo, presumibilmente con la collaborazione, tacita o esplicita, di alcuni governi europei. È stato inoltre accertato che dalla fine del 2001 alla fine del 2005 siano stati compiuti, presumibilmente ad opera della CIA, più di un migliaio di scali in Europa, alcuni dei quali sono stati certamente utilizzati anche per la rendition di detenuti. Dunque, sottolineando come l’obiettivo sostanziale di questa commissione è di “evitare che in futuro, nel quadro della lotta al terrorismo internazionale, possano tornare a ripetersi le gravi violazioni ai diritti fondamentali registrate dopo l’11 settembre”, il relatore ha presentato all’Assemblea quattro documenti di lavoro sulle risultanze dell’inchiesta sinora condotta. Va sottolineato come l’Assemblea abbia proceduto in sede di voto del progetto di relazione intermedia anche a prorogare la durata del mandato della TDIP. Nella prossima seduta plenaria il Parlamento discuterà la documentazione depositata dal relatore avente ad oggetto le prove testimoniali e documentali sinora raccolte. La necessità di una commissione d’inchiesta su questi fatti è stata affermata per la prima volta dal Parlamento europeo con una risoluzione PDF votata nel dicembre del 2005, in seguito all’apertura dell’inchiesta del Consiglio d’Europa sul coinvolgimento di suoi stati membri nelle presunte detenzioni segrete e nei trasferimenti inter-statali illeciti di detenuti; si è proceduto all’istituzione della commissione parlamentare nel gennaio del 2006. L’importanza diretta per i lavori della TDIP di questa precedente iniziativa, emerge dal rilievo che la stessa ha attribuito sin dall’inizio alla concertazione e alla collaborazione con il Consiglio d'Europa, il suo Segretario generale e l'Assemblea parlamentare (oltre che con il Commissario europeo ai diritti dell'uomo, l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, le autorità e i parlamenti nazionali). In generale, la TDIP sta attribuendo rilievo centrale alle attività e alle indagini già effettuate o in corso presso altre autorità, confermando un carattere precipuo del metodo di lavoro dell’istituto delle commissioni parlamentari temporanee: l’interistituzionalità. La vicenda in esame ha manifestato profili di notevole interesse: due in particolare. Il primo emerge dalle stesse parole del relatore: “La ricostruzione dei fatti accaduti e del contesto in cui si sono svolti ci porta a ritenere che vi sia stata una sensibile riduzione degli strumenti di tutela e di garanzia dei diritti umani dopo l’11 settembre”. La gravità della questione è sottolineata dal relatore quando afferma che l’impressione ricavata da una missione della TDIP a Washington “è che l’amministrazione Bush, nella lotta contro al Qaeda, rivendichi apertamente una “licenza d’azione” anche rispetto al diritto internazionale consolidato e ad alcune convenzioni internazionali. Un atteggiamento che il relatore non condivide, in considerazione del dovere primario di assicurare il rispetto dei diritti e della dignità umana, valori che devono essere garantiti nella stessa misura in tempo di pace così come di guerra e, dunque, anche nel quadro della lotta al terrorismo”. In atto è, allora, un confronto tra due diverse percezioni delle priorità nella lotta al terrorismo: in gioco sono i principi della sicurezza nazionale e internazionale, il “significato” dell’inviolabilità di diritti fondamentali e della dignità umana, il rispetto della legalità internazionale. Il secondo profilo interessante di questa vicenda attiene a quello che può leggersi come uno dei significati politici più importanti dell’iniziativa (se non proprio il più importante), significato che affonda le sue radici nei caratteri costituzionali dell’UE e del suo ordinamento. Come si è visto, il fine dell’indagine è la verifica di presunte violazioni della dignità umana e di diritti fondamentali, tutelati dall’UE nel suo territorio (si noti come nella decisione istitutiva della commissione ci si riferisca al “territorio dell’Unione europea, inclusi i paesi in via di adesione e quelli candidati”), in favore dei propri cittadini (il Parlamento si riferisce a soggetti responsabili o vittime di queste operazioni clandestine che siano “cittadini dell’Unione europea o dei paesi candidati o qualsiasi altra persona avente diritto alla protezione o assoggettata alla giurisdizione dell’UE, degli Stati membri o dei paesi candidati”). Sin dalle prime righe della decisione del PE di istituire la commissione, emerge con chiarezza come il fondamento dell’inchiesta sia da rinvenire nell’importanza riconosciuta, nel preambolo e negli articoli 6 e 7 del trattato sull’Unione europea, ai “principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto”; nella “tutela dei diritti fondamentali” (indicata, sulla scorta della giurisprudenza della Corte di giustizia, come parte integrante dell’ordinamento costituzionale della Comunità); nella “tutela della dignità umana”, definita come uno degli obiettivi principali della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. L’elencazione di questi principi sembra voler “tracciare” i caratteri essenziali dell’identità politico-costituzionale europea. Il richiamo congiunto a questi principi “identitari”, al territorio e ai cittadini dell’UE “suona” come affermazione della sovranità europea: i suoi destinatari non sono solo gli Stati Uniti e la Comunità internazionale, ma anche gli Stati membri, e, in particolare, quei Governi nazionali che sarebbero stati “conniventi” con la CIA. Certo, si è di fronte a suggestioni suscitate “solo” dal mandato di una commissione parlamentare: ma un’affermazione di questo tipo, contestualizzata in una vicenda così delicata a livello internazionale, nonché fondata su problematiche attuali e gravi come la lotta al terrorismo e la difesa dei diritti umani fondamentali, sembra quantomeno degna di nota. (21 giugno 2006) |
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